sabato 25 febbraio 2012

Miracolo a Le Havre

Aki Kaurismäki, prima di cominciare a girare questo film, ha percorso in macchina tutta la costa, dall’Italia, precisamente partendo da Genova, sino all’Olanda. Durante il viaggio ha potuto constatare che la situazione dei paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo è la stessa un po’ ovunque: folle di rifugiati, perlopiù africani, che scappano nei paesi europei alla ricerca di un futuro migliore; folle che, come in questo lungometraggio ci viene ricordato, spesso vorrebbero utilizzare l’Italia, la Grecia e la Spagna solo come punti di passaggio per poi approdare in paesi ricchi e con un’economia in grado di garantir loro lavoro, posti come la Gran Bretagna, ad esempio.
Il perno di questa storia è, non a caso, un ragazzino africano rinchiuso in un container insieme ad altri compatrioti, Idrissa, si chiama. Durante uno scalo imprevisto a Le Havre, una cittadina dell’Alta Normandia con poco meno di 200 mila abitanti, una guardia portuale sente il pianto di un bambino e, ovviamente, corre a chiamare le autorità. All’apertura del container, Idrissa, credendo di trovarsi a Londra, fugge; gli altri, ahimè, vengono trasferiti in un centro d’accoglienza che assomiglia più che altro a un carcere, questa è la triste realtà che descrive una situazione quanto mai attuale nonostante il film sia ambientato parecchi anni addietro.
Invece il protagonista di questa pellicola è Marcel Marx, un uomo ritiratosi in questa cittadina dove svolge il mestiere di lustrascarpe senza troppe velleità con una pacatezza tale e senza nemmeno un risentimento da far sentire meglio chiunque svolga un lavoro migliore, e di questi tempi non se ne vedono più di persone con la schiena inarcata sino a terra per lustrare delle Armani, quindi un po’ tutti siamo in una situazione migliore, teoricamente parlando. Quando la moglie di Marcel si ammala, il lustrascarpe incontra Idrissa. Tra i due si instaurerà subito un rapporto di fiducia  e la voglia di fare del bene andrà a toccare anche lo spettatore più distaccato.
Quello che Aki Kaurismäki cerca di comunicare è: pure se le situazioni dovessero essere le più avverse del mondo, c’è sempre speranza, e non bisogna mai abbandonarla. La storia che racconta è una di quelle sentite e risentite ogni giorno ai telegiornali, e lo fa senza cercare di dire nulla di nuovo, ma solo con l’intenzione di puntare la telecamera su una situazione senza apparente soluzione; e il regista non è che cerchi soluzioni, racconta solo una storia e la avvolge di simboli, silenzi, e canzoni che servono a riempire le assenze di dialoghi in molte situazioni. Quest’ultima caratteristica, però, renderà difficile la visione a un pubblico più giovane, abituato a scosse continue e cambi di scena repentini. Se si vuole cambiare qualcosa in questo mondo, bisogna puntare sui giovani; far vedere ai “vecchi” una cosa che hanno già sentito migliaia di volte non porterebbe alcun cambiamento, far vibrare il cuore di un ragazzo con tutta la vita davanti sì.

Miracolo a Le Havre
Le Havre
Regia: Aki Kaurismäki
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Interpreti: André WilmsKati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Blondin Miguel, Elina Salo, Evelyne Didi, Quoc Dung Nguyen, Laika, François Monniè, Roberto Piazza, Pierre Étaix
Durata: 93?
Produzione: Francia, Germania, Finlandia, 2011
Distribuzione: BIM, 25 novembre 2011

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