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lunedì 2 aprile 2012

The lady – L’amore per la libertà


Non importa quale sia il genere di film che preferiate, perché Luc Besson è un regista unico, un regista a cui piace scoprire e cimentarsi con tutto il panorama cinematografico, dai film d’azione con alta dose di adrenalina, ai cartoni animati per bambini. Titoli come Nikita, Il quinto elemento, Taxxi, Arthur e il popolo dei Minimei, The Transporter, sono sicuramente balenati anche davanti agli occhi dello spettatore meno appassionato, e quasi certamente prima o poi quello spettatore scoprirà anche The lady, una di quelle pellicole che si appropria delle cellule del cervello e non le lascia più andare, insomma, uno di quei lungometraggi che rimane in testa come se non avessimo nient’altro a cui pensare.

The lady racconta la storia di Aung San Suu Kyi, una donna birmana costretta a scegliere tra l’amore verso suo marito e i suoi figli e quello per la propria patria. La signora Suu è realmente esistita e, anzi, è ancora viva, ma ha passata gran parte degli ultimi decenni rinchiusa in una casa e allontanata dal contatto con le persone esterne al regime tuttora in carica. Questa donna ha inoltre vinto il premio Nobel per la pace nel 1991, Nobel che non ha fatto che rafforzare nel regime l’idea che dovesse essere isolata dal mondo e così è successo: infatti in molti sanno delle centinaia di migliaia di monaci in rosso che protestarono contro il regime nel 2007 (di cui almeno un decimo vennero sterminati insieme ai loro monasteri), in pochi sanno che questi monaci protestatono anche per Aung San Suu Kyi e che si fermarono davanti la sua casa, dove lei, ovviamente, non potè uscire.
Quando Michelle Yeoh, colei che interpreta Aung San Suu Kyi, portò la sceneggiatura a Luc Besson sperava semplicemente di trovare un produttore, e invece Besson si appassionò alla storia, si commosse, pianse, e decise di abbandonare ogni suo altro progetto a favore di questa tragedia umana che secondo lui doveva essere assolutamente raccontata. L’entusiasmo iniziale ha dato poi da slancio a tutto il film che è stato portato avanti nonostante la quasi totale impossibilità di reperire informazioni (in Birmania il visto lo si può ottenere solo per pochi giorni e nessuno ha il coraggio di parlare) e di girare nei luoghi dove sono avvenuti i fatti. La pellicola, tranne per alcune riprese effettuate di nascosto da Besson, oltre che in Gran Bretagna dove si trovavano i figli e il marito della donna, è stato girato nella vicina Tailandia, territorio attezzattissimo per le riprese cinematografiche, dice Besson, il cui paesaggio naturalistico è praticamente identico a quello birmano.
La sceneggiatura, inizialmente troppo sottoforma di documentario, è stata aggiustata in maniera tale da mostrare l’enorme amore di Suu Kyi verso la sua famiglia, anche se comunque la donna ha fatto delle scelte che la maggior parte dei genitori non farebbero, e il risultato è stato una pellicola commovente che scuote l’animo dello spettatore. La Good Films, una nuova casa di distribuzione nostrana, invade i cinema italiani con una pellicola degna del loro nome, e speriamo continuino su questa strada!

The lady – L’amore per la libertà
The lady
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Rebecca Frayn
Interpreti: Michelle Yeoh, David Thewlis, Jonathan Raggett, Sahajak Boonthanakit, William Hope
Durata: 132′
Produzione: Tailandia, Gran Bretagna, Francia, 2011
Distribuzione: Good Films, 23 marzo 2012

martedì 20 marzo 2012

Da grande non voglio fare il giornalista

Questa appena iniziata è una di quelle settimane che probabilmente mi farebbe comodo andare in coma per svegliarmi 168 ore dopo, e magari senza danni cerebrali.
- Questo lunedì mattina, proprio mentre uscirà questo post, sarò all’anteprima de The lady e a seguire ci sarà la conferenza stampa con Luc Besson. Dato che al momento non mi viene in mente neanche una domanda intelligente (saranno gli effetti del weekend?), me ne starò bello muto in un’ultima fila. Il pomeriggio invece avrò il turno in negozio, e mi viene voglia di spararmi. La sera forse al Qube.
- Martedì si prospetta tranquillo, quindi cercherò di capire se posso permettermi di andare in piscina (l’unico sport approvato dal medico, visto che mi sono quasi spezzato la schiena) e, se riesco, porterò qualche CV a Euroma2. In realtà ci sarebbe la seconda proiezione e poi la conferenza stampa di 17 ragazze, ma siccome il film l’ho già visto a un’altra anteprima, e l’ho già recensito, di stare a sentire quello che dicono le due regista me ne frega come i cavoli a merenda. La sera sarò all’8×8 al locale Le mura.
- Mercoledì sera ho l’anteprima di The raven e quindi credo che non riuscirò a fare in tempo per la cena con quelli dei primi anni delle superiori.
- Giovedì mattina sarò in negozio, all’ora di pranzo anteprima de Il mio migliore incubo e a cena devo vedermi con due amiche di quando perdevo il mio tempo a Economia.
- Venerdì magari riuscirò ad andare in piscina… no, sarà impossibile. Di mattina ho l’anteprima de I colori della passione  e forse dopo, dato che parlo polacco, avrò un’intervista personale con il regista, Lech Majewski, altrimenti solo una normalissima conferenza stampa. La sera si uscirà.
- Sabato spero di non fare nulla e invece lo passerò scrivendo i 180 articoli di tutte queste anteprime.  La sera uscirò, ovviamente, e forse dovrò andare a teatro a seguire uno spettacolo, che poi dovrò recensire. Dopo lo spettacolo dovrò raggiungere degli amici in un qualche locale.
- Domenica sicuramente mi saranno avanzati degli articoli da scrivere e passerò tutta la giornata davanti al computer e con delle occhiaie grosse come castagne proverò a tirar fuori dalla mia testa qualcosa di sensato.
Da grande non voglio fare il giornalista. Voglio scivere, sì, però solo romanzi, che quella per me è una fatica sensata, questa no.

POST PRESO DA: http://journal.micheleponte.com/2012/03/19/da-grande-non-voglio-fare-il-giornalista/

sabato 25 febbraio 2012

Arthur e la guerra dei due mondi

V.M.13, “vietato ai maggiori di 13 anni”, questo è il bollino che dovrebbero attaccare sulla locandina del film; e che gli adulti non si azzardino a pensarla come una cosa negativa! Quella di Luc Bessonè una chiara incursione nel mondo dei bambini, ed essa avviene con uno stile a metà tra quello della Disney del dott. Walt, dove si creavano appositamente film pensati per i più piccoli – a differenza di ora, dove il target è concentrato sulla fascia d’età young/adult che permette maggiori possibilità di introiti -, e quello degli horror degli anni ’60-’70, dove insetti e altre forme giganti avevano uno strapotere non indifferente. Ma, c’è da precisarlo, Arthur e la guerra dei due mondi è tutt’altro che un horror, anzi, è talmente pieno di paesaggi così colorati che costringono lo spettatore a sorridere a prescindere della situazione, un puro piacere visivo sullo schermo, come se si stesse guardando un paesaggio da cartolina.
Il film inizia con un brevissimo riassunto in “stile serie televisiva” dove viene raccontato e fatto intravedere cosa è successo nei primi due episodi della saga, di modo da permettere la visione della pellicola anche a chi iniziasse dal terzo ed ultimo capitolo. Nel giro di pochi minuti Arthur viene attirato in trappola da Maltazard che prende il suo posto tra gli umani diventando alto due metri e dici centimetri e preparando un attacco al mondo. Arthur, Sélénia e Bétamèche, dall’alto della loro bassezza (due millimetri) devono provare a fermarlo!
La storia si svolge in un susseguirsi di scene d’azione e divertimento, con citazioni di film come Star Wars che obbligheranno a ridere anche il più assopito degli adulti. Chi ha visto i due lungometraggi precedenti non potrà che confermare che questo è il migliore della trilogia.
Compra: libri, dvd/bluray della saga di Arthur.
Splendido il lavoro svolto per mischiare i personaggi 3D con le scene live-action, e cioè quella parte di film ripresa nel mondo reale, il nostro. Il risultato finale è talmente ben amalgamato che non si notano incertezze, fornendo uno splendido esempio da seguire per chi volesse cimentarsi in una simile impresa. Ma d’altronde Arthur e la guerra dei due mondidisponeva di un budget di 65 milioni di euro, cifre inimmaginabili per il mercato italiano.
Questo film, volutamente perbenistico, esplora il rapporto tra genitori e figli. Nel primo caso avviene tra Arthur e l’imbranatissimo padre, nel secondo tra Maltazard e il non troppo sveglio figlio. Ma anche in altri casi, con scene secondarie però non per questo di minore importanza, vengono trasmessi dei valori come l’amicizia, l’aiutarsi vicendevolmente, che di sicuro noi adulti abbiamo bisogno di ripassare.

Arthur e la guerra dei due mondi
Arthur et la guerre des deux mondes
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson, Céline Garcia
Interpreti: Freddie Highmore, Mia Farrow, Richard William Davis, Penelope Ann Balfour, Robert Stanton
Durata: 101?
Paese: Francia, 2011
Distribuzione: Moviemax, 23 dicembre 2011

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