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sabato 25 febbraio 2012

40 carati

Intrattenere lo spettatore per più di un’ora sull’orlo di un cornicione non deve essere facile,  ma se si ha alle spalle una buona storia adornata da un’ottima recitazione ecco che il risultato diviene più semplice, quasi fosse normale routine quotidiana. Senza contare che il regista, Asger Leth, è un autore di documentari molto apprezzati, e proprio grazie a questo suo talento potrebbe esser riuscito a rendere questo film ancora più vivo, quasi fosse una storia vera.
Ci troviamo a New York, probabilmente in una zona non troppo distante dal cuore di Manhattan. Un uomo entra in un lussuoso hotel, prende una camera con vista e celebra una sorta di “ultima cena”. Dopodiché, un piede dopo l’altro, scavalca la finestra e si ritrova su un cornicione a ventuno piani da terra. Subito il panico si scatena in strada, i mezzi di soccorso arrivano, la folla si accumula trepidante, i giornalisti si lanciano all’assalto; insomma, lo spettacolo ha inizio!
Chi è l’uomo sul cornicione? Perché si vuole buttare? Questi sono i primi pensieri che vengono in mente, però dopo un po’, come dice il protagonista della pellicola, Sam Worthington, la domanda che gli spettatori si pongono passerà da “Si butterà o non si butterà?” a “Riuscirà a provare la sua innocenza? Lui è davvero innocente?” Perché quella alla quale assistiamo è la storia di uomo che sull’orlo di un baratro si dichiara innocente di un crimine che lo ha condannato a 25 anni di prigione, rubare un diamante di 40 carati dal valore di quasi altrettanti milioni a un milionario che, udite udite, tiene i suoi gioielli proprio nel grattacielo affianco a quello dell’hotel dove l’uomo si vuole buttare. Una strana coincidenza.
40 carati è un thriller particolare, fresco, con una sceneggiatura originale sulla spina dorsale  e con due volti noti, Sam Worthington e Elizabeth Banks, che accorpati insieme centrano come i cavoli a merenda e invece riescono in duetto fatto e solidificato da una fiducia che mano a mano cresce, l’uno nei confronti dell’altra. È davvero incredibile che un attore specializzato in film d’azione, un’attrice specializzata in film comici e un regista specializzato in documentari, siano riusciti a creare un ottimo thriller: colpi di scena ben congeniati fanno in modo di cambiare il punto di vista dello spettatore proprio nel momento in cui credeva d’aver trovato una soluzione alla sfortunatissima vicenda del protagonista, e momenti di tensioni continui rotti da pause brevi con frasi mai banali o da flashback che mostrano cosa sia davvero successo nel passato di quell’uomo sul cornicione.
40 carati però non è un capolavoro, né punta ad esserlo. L’idea è quella di intrattenere lo spettatore, punto, e ci riesce benissimo. Negli anni troverà la sua collocazione e probabilmente diventarà un classico trasmesso almeno una volta l’anno in prima serata.

40 carati
Man on a Ledge
Regia: Asger Leth
Sceneggiatura: Pablo F. Fenjves
Interpreti: Sam Worthington, Elizabeth Banks, Jamie Bell, Anthony Mackie, Edward Burns, Ed Harris, Kyra Sedgwick, Génesis Rodríguez, William Sadler, Titus Welliver
Durata: 102′
Paese: USA, 2010
Distribuzione: Eagle Pictures, 10 febbraio 2012

Il debito

L’ossessione americana per i remake è pari solo alla loro ignoranza per quanto riguarda la storia antecedente Cristoforo Colombo. Anche questa volta, piuttosto che cercare una sceneggiatura originale o, come ormai spesso accade, un romanzo, sono andati a pescare un film nel vecchio continente, una pellicola israeliana per l’esattezza, e il risultato è stato piuttosto traballante, come una bilancia che prende in giro l’uomo che ci sale facendo oscillare la lancetta tra il peso forma e il sovrappeso.
Il debito è uno di quei lungometraggi che tenta una delle strade più difficili per tenere viva e appagata la mente dello spettatore: l’intero film è pieno di flashback e tutta la pellicola è pianificata per percorrere la vita dei tre protagonisti con un’alternanza di passato e presente difficile da digerire al primo impatto, soprattutto perché a tratti una storia prende in maniera decisa il sopravvento sull’altra, che va a finire nei recessi della mente per poi essere ripescata con un cambio di scena un attimo prima che lo spettatore perda la concentrazione. Insomma, un gioco richioso.
La bravura degli attori si fa notare soprattutto nei momenti morti, o di transizione, che grazie alla loro recitazione riescono a mascherare. Sei protagonisti, degli agenti segreti israeliani, e un antagonista, il chirurgo di Birkenau che faceva esperimenti sull’uomo durante la seconda guerra mondiale e che adesso fa il ginecologo. Lui, interpretato da Jesper Christensen, è il debito, il prezzo che i tre devono pagare. Ed è proprio su questa faccenda che ruota tutta la pellicola, o quasi, perché un triangolo amoroso non manca in alcun film.
John Madden, regista candidato all’Oscar con Shakespeare in Love, con Il debito porta a riflettere su tutti i pesi che abbiamo sulla coscienza, sulle bugie che nel corso degli anni si sono propagate sino a sostituire la realtà e su tutte le faccende irrisolte. Nessuno si aspetta di diventare come Casper, ma un dramma lungo una vita è difficile da augurare anche al peggior nemico.

Il debito
The Debt
Regia: John Madden
Sceneggiatura: Matthew Vaughn, Jane Goldman,Peter Straughan
Interpreti: Helen Mirren, Ciarán Hinds, Jessica Chastain, Marton Csokas, Sam Worthington, Tom Wilkinson, Jesper Christensen, Romi Aboulafia, Nitzan Sharron
Durata: 114?
Produzione: USA, 2011
Distribuzione: Universal Pictures, 16 settembre 2011
Remake di HaHow, un film di Assaf Bernstein, 2007
Sito italiano

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