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martedì 13 marzo 2012

The woman in black

Tratto dal bel romanzo di Susan Hill, The woman in black è una pellicola che terrà lo spettatore ben incollato alla poltrona e che allo stesso tempo lo vorrà far scappare a gambe levate pregando Dio che la donna in nero non lo segua su per le scale di casa. Un film bello in maniera inquietante.
The Woman in Black racconta la storia di Arthur Kipps, un giovane avvocato londinese la cui moglie, deceduta, gli ha lasciato un figlio di quattro anni. Arthur è alle strette: nel caso in cui non riuscisse a portare a termine le questioni legali relative a una villa in un remoto villaggio inglese, perderebbe il lavoro e non saprebbe come mantenere suo figlio; così, nonostante presto si rende conto che in quel posto c’è qualcosa che non va, da bravo stacanovista si mette al lavoro…
Dopo i primi minuti di visione, Daniel Radcliffe riesce a farci dimenticare Harry Potter e recita egregiamente in un ruolo in grado di esaltare le sue doti attoriali, doti sconosciute al mondo al di fuori di Brodway dove ha vinto diversi premi come miglior attore. Con questo ruolo di sicuro ha dato uno strappo alla sua carriera e si è distaccato totalmente dal mondo della Rowling che l’attore non disdegna affatto, anzi continua ad esserne tremendamente grato.
The woman in black è un film le cui scene si susseguono intelligenti ed efficaci, corredate da un sonoro dirompente. Inoltre l’armonioso contrasto dei colori, i pavimenti consumati, la carta ingiallita, gli oggetti impolverati, fanno risaltare la scenografia costruita a regola d’arte. Ad esempio, la villa vista da fuori di per sé non ha un aspetto terrificante, ma una volta entrati tutto cambia e  l’aspetto angusto, anche se comunque elegante, lascia presagire di tutto tranne che il meglio.
Un antropologo si divertirebbe un mondo semplicemente rimandendo in sala a guardare le reazioni degli spettatori che si nascondono la vista con la mano, o che incrociano le gambe come a voler creare una protezione tra loro e il film, o che scivolano sempre più a fondo sulla poltrona.
Nel primo weekend dall’uscita del film il pubblico italiano non sembra aver capito la bellezza di questa pellicola che nel resto del mondo sta sbancando i botteghini con oltre 50 milioni di dollari incassati negli USA e oltre 23 in Gran Bretagna in poco più di una settimana. A Daniel Radcliffe non resta che sperare nel passaparola per riuscire a far breccia nei cuori della penisola italica.

The woman in black
Regia: James Watkins
Sceneggiatura: Jane Goldman tratta dall’omonimo romanzo di Susan Hill (Polillo editore)
Interpreti: Daniel Radcliffe, Ciarán Hinds, Janet McTeer, Roger Allam, Sophie Stuckey, Liz White
Durata:
Produzione: UK, Canada, 2011
Distribuzione: Videa – CDE, 2 marzo 2012

sabato 25 febbraio 2012

La talpa

La locandina de La talpa sembra promettere bene: “Un cast di fuori classe”, Corriere della sera; “Una spy story magistrale”, Il giornale; “Il thriller più elegante e sofisticato dell’anno”, Esquire. Peccato, e sono sinceramente dispiaciuto, che l’unico giudizio col quale mi trovi d’accordo è quello del Corriere e forse un pochino, ma solo in parte, con quello dell’Esquire, rivista che si occupa di moda e per questo viene il dubbio che la parolina “sofisticato” sia riferita sempre agli abiti e ai modi di fare dei personaggi, più che alla trama e agli intrecci.
La talpa, film tratto dall’omonimo romanzo di John le Carré, racconta la storia di un uomo, George Smiley (Gary Oldman), che viene richiamato in servizio ai vertici del Circus per cercare di capire chi è la spia che fa il doppiogioco.
Diverso da quasi tutti i thriller sbarcato al cinema negli ultimi trenta o più anni – le uniche scene d’azione sono quelle presenti nel trailer -, la pellicola è un susseguirsi di dialoghi infiniti, piatti (ma questa è colpa dei doppiatori), che oltre a portare lo spettatore allo sbadiglio, gli fanno perdere il filo logico tanto che arrivati alla fine ci si chiede: “Perché diavolo è successo questo o quest’altro?” Anche la fotografia, grigia e cupa, non necessariamente rappresenta il periodo della Guerra fredda perché all’epoca, ad esempio, la moda femminile aveva iniziato a proporre dei vestiti dai colori molto accesi che vengono più volte ripresi e reinseriti in quella attuale; insomma, pure la fotografia, oltre alla lentezza del film, invita lo spettatore ad abbandonare il lungometraggio prima del suo termine e l’unico motivo per rimanere in sala sarà quello di poter ammirare l’interpretazione magistrale di Gary Oldman, uomo in grado di suscitare tensione semplicemente scuotendo la testa, e il resto del cast, da Colin FirthJohn HurtMark StrongToby Jones a Tom Hardy.
Tomas Alfredson alla seconda prova cinematografica dopo Lasciami entraree al primo film in lingua inglese, tira fuori una pellicola che sì, viene distribuita in tutto il mondo, ma che rischia di non trovare troppo pubblico a causa della sua struttura troppo votata alla recitazione degli interpreti e troppo poco all’azione là dove sembra non succedere nulla. Probabilmente è il caso che il regista ritorni sui temi horror/drammatici di Lasciami entrare.

La talpa
Tinker, Tailor, Soldier, Spy
Regia: Tomas Alfredson
Sceneggiatura: Bridget O’Connor e Peter Straughan, tratta dall’omino romanzo di John Le Carré
Interpreti: Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt, Mark Strong, Toby Jones, Tom Hardy, Ciarán HindsBenedict Cumberbatch,David DencikJohn HurtStephen GrahamSimon McBurney
Durata: 127′
Produzione: Regno Unito, Francia
Distribuzione: Medusa Film, 13 gennaio 2012

Il debito

L’ossessione americana per i remake è pari solo alla loro ignoranza per quanto riguarda la storia antecedente Cristoforo Colombo. Anche questa volta, piuttosto che cercare una sceneggiatura originale o, come ormai spesso accade, un romanzo, sono andati a pescare un film nel vecchio continente, una pellicola israeliana per l’esattezza, e il risultato è stato piuttosto traballante, come una bilancia che prende in giro l’uomo che ci sale facendo oscillare la lancetta tra il peso forma e il sovrappeso.
Il debito è uno di quei lungometraggi che tenta una delle strade più difficili per tenere viva e appagata la mente dello spettatore: l’intero film è pieno di flashback e tutta la pellicola è pianificata per percorrere la vita dei tre protagonisti con un’alternanza di passato e presente difficile da digerire al primo impatto, soprattutto perché a tratti una storia prende in maniera decisa il sopravvento sull’altra, che va a finire nei recessi della mente per poi essere ripescata con un cambio di scena un attimo prima che lo spettatore perda la concentrazione. Insomma, un gioco richioso.
La bravura degli attori si fa notare soprattutto nei momenti morti, o di transizione, che grazie alla loro recitazione riescono a mascherare. Sei protagonisti, degli agenti segreti israeliani, e un antagonista, il chirurgo di Birkenau che faceva esperimenti sull’uomo durante la seconda guerra mondiale e che adesso fa il ginecologo. Lui, interpretato da Jesper Christensen, è il debito, il prezzo che i tre devono pagare. Ed è proprio su questa faccenda che ruota tutta la pellicola, o quasi, perché un triangolo amoroso non manca in alcun film.
John Madden, regista candidato all’Oscar con Shakespeare in Love, con Il debito porta a riflettere su tutti i pesi che abbiamo sulla coscienza, sulle bugie che nel corso degli anni si sono propagate sino a sostituire la realtà e su tutte le faccende irrisolte. Nessuno si aspetta di diventare come Casper, ma un dramma lungo una vita è difficile da augurare anche al peggior nemico.

Il debito
The Debt
Regia: John Madden
Sceneggiatura: Matthew VaughnJane Goldman,Peter Straughan
Interpreti: Helen MirrenCiarán HindsJessica ChastainMarton CsokasSam WorthingtonTom Wilkinson, Jesper Christensen, Romi Aboulafia, Nitzan Sharron
Durata: 114?
Produzione: USA, 2011
Distribuzione: Universal Pictures, 16 settembre 2011
Remake di HaHow, un film di Assaf Bernstein, 2007
Sito italiano

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